L’occhio del poeta. L’occhio del fotografo.

di Marika Rizzo

La poesia è uno stato dell’essere, dell’atteggiamento. È uno stato esaltato ed estatico di vivere, di vedere, di sperimentare: [un] modo intenso e intensificato di vedere, percepire la realtà, sia nell’arte che nel vivere. C’è poesia nella letteratura, nel cinema, nella danza, in tutte le arti. (Jonas Mekas)

Poesia e Fotografia fanno parte della mia vita. Non passa giorno che io non scatti (o immagini di scattare) almeno una foto o che io non legga almeno una poesia. Da quando ho sviluppato l’idea di creare il corso laboratoriale su questi due linguaggi, ho scoperto altre sfumature, altri modi di indagare i due ambiti. Discutere in classe con gli allievi è stato uno stimolo profondo. Vedere di volta in volta, come si riusciva ad andare in fondo, come a volte la cosa era dolorosa o complicata. Molte le domande che ne sono scaturite: la poesia e la fotografia aiutano ad approfondire ciò che siamo? Cos’è per me la poesia? Cos’è per me la fotografia? Il poeta John Koethe in Pictures of Little Letters è certo di ciò che desidera per se stesso:

Quello che voglio nella poesia è una specie di fotografia astratta
Dei nervi, ma quello che mi piace in fotografia
È la poesia delle   immagini letterali del quartiere. (John Koethe)

In questi suoi versi, riassume ciò che fotografia e poesia possono essere. Ma la cosa, forse più interessante è soffermarsi sull’espressione “immagini letterali”.

Ogni immagine, a parer mio, anche quando è definita descrittiva o reportagistica ha una caratteristica in potenza: quella di farci “oltrepassare” la soglia della realtà immediata. E la poesia? …anche. John Koethe in quei versi, non fa altro che dirci quanto fotografia e poesia siano strettamente correlate.

Il flusso continuo della realtà viene strappato dalla fotografia e congelato (per usare un termine caro alla fotografia stessa). Quel momento è concreto, sappiamo che proviene dalla realtà, ma grazie all’occhio del fotografo, può dilatarsi, può andare oltre i margini stessi della cornice in cui è stato contenuto. Una foto continua a generare energia, proprio grazie al fatto che il tempo si stratifica su di essa, ancora, ancora e ancora. La poesia, nonostante non parli sempre espressamente del tempo, fa la stessa cosa. Tra i versi, la mente vaga, anche lì dove appare descrittiva in realtà non descrive ma propone una atmosfera.

La “fotografia astratta dei nervi” di Koethe trasmette vividamente questa continua energia pulsante. È come se il tempo si addensasse davanti ai nostri occhi. È una strana sensazione, perché, a differenza della pittura, che conserva ancora una certa tridimensionalità, la fotografia è sfacciatamente bidimensionale. Certo, non tutta la fotografia si occupa del tempo o del trascendere la bidimensionalità; alcuni fotografi si divertono proprio nella piattezza del mezzo. Ma per la maggior parte degli spettatori (per ogni spettatore, in realtà), la fotografia e la poesia sono inevitabilmente legate al tempo e al nostro disperato bisogno di aggrapparci ad esso, di preservarlo. Ma anche allo “spazio” (di una cornice o di una voce) dove tutto è concentrato, immobile ma pulsante, morto ma vivo, la fotografia è intrisa di poesia e la poesia illumina la fotografia.

Robert Frank_Coffe shop railway station_The americans.

Sarah Moon_La-tortue

Untitled from ‘Angel’s’ series, Rome, 1977-1978

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